mercoledì 30 ottobre 2013

Costretta a emigrare. Ecco come sono rinata in Irlanda

Perché ti sei trasferita in Irlanda?
Il mio compagno è irlandese. Tutti e due cercavamo un lavoro senza lo stress di recarci ogni giorno in ufficio: aprire un piccolo albergo ci è sembrata la scelta migliore. Abbiamo pensato a Francia, Spagna, Inghilterra, poi abbiamo scelto l’Irlanda perché c’è un ottimo rapporto tra prezzo e qualità degli immobili».
Come avete fatto?
Abbiamo acquistato con i nostri risparmi un ostello di 440mq con nove stanze: 400mila euro l’investimento, ma In Italia avremmo speso tre volte tanto. Abbiamo puntato su un pubblico internazionale e ci siamo promossi via Internet, social e passaparola nelle birrerie della zona. La gente del posto si dà da fare per aiutarci a trovare clienti». 
Come è la burocrazia per un’attività come la vostra?
Il nostro immobile era già un piccolo albergo e questo ci ha agevolato nelle pratiche. In genere chi viene qui e apre un’attività ottiene il PPS (versione irlandese del codice fiscale). Poi bisogna iscriversi al registro dei bed&breakfast, garantendo alcune condizioni (scala antincendio, cucina attrezzata…). Se vuoi anche offrire cene e vini, meglio la formula del guest house: rispetto al bed&breakfast ci sono meno limitazioni sui servizi e più guadagni». 
Come emergere?
Il trucco è essere innovativi. Abbiamo subito puntato su una cucina salutista con prodotti biologici, cercando un compromesso tra le tradizioni culinarie irlandesi e la dieta mediterranea. E il pubblico internazionale (specie tedeschi e francesi) la apprezza molto». 
Quanto si guadagna?
Puoi vivere bene se hai voglia di fare: dai 20 agli 80mila euro all’anno, spese escluse». 
Quali gli svantaggi?
Il clima: c’è molto vento. E la cucina: qui manca la cultura del cibo e uscire per andare a cena non è la stesso che in Italia».
- See more at: http://www.infiltrato.it/lavoro/costretta-a-emigrare-ecco-come-sono-rinata-in-irlanda#sthash.AJJ6IFEt.dpuf
Perché ti sei trasferita in Irlanda?
Il mio compagno è irlandese. Tutti e due cercavamo un lavoro senza lo stress di recarci ogni giorno in ufficio: aprire un piccolo albergo ci è sembrata la scelta migliore. Abbiamo pensato a Francia, Spagna, Inghilterra, poi abbiamo scelto l’Irlanda perché c’è un ottimo rapporto tra prezzo e qualità degli immobili».
Come avete fatto?
Abbiamo acquistato con i nostri risparmi un ostello di 440mq con nove stanze: 400mila euro l’investimento, ma In Italia avremmo speso tre volte tanto. Abbiamo puntato su un pubblico internazionale e ci siamo promossi via Internet, social e passaparola nelle birrerie della zona. La gente del posto si dà da fare per aiutarci a trovare clienti». 
Come è la burocrazia per un’attività come la vostra?
Il nostro immobile era già un piccolo albergo e questo ci ha agevolato nelle pratiche. In genere chi viene qui e apre un’attività ottiene il PPS (versione irlandese del codice fiscale). Poi bisogna iscriversi al registro dei bed&breakfast, garantendo alcune condizioni (scala antincendio, cucina attrezzata…). Se vuoi anche offrire cene e vini, meglio la formula del guest house: rispetto al bed&breakfast ci sono meno limitazioni sui servizi e più guadagni». 
Come emergere?
Il trucco è essere innovativi. Abbiamo subito puntato su una cucina salutista con prodotti biologici, cercando un compromesso tra le tradizioni culinarie irlandesi e la dieta mediterranea. E il pubblico internazionale (specie tedeschi e francesi) la apprezza molto». 
Quanto si guadagna?
Puoi vivere bene se hai voglia di fare: dai 20 agli 80mila euro all’anno, spese escluse». 
Quali gli svantaggi?
Il clima: c’è molto vento. E la cucina: qui manca la cultura del cibo e uscire per andare a cena non è la stesso che in Italia».
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b e b irlanda

Un piccolo albergo (guest house) in Irlanda, dove proporre cucina italiana di qualità: era il sogno di Amanda Pitto, 36 anni, piemontese, studi alberghieri, che si è trasferita sei mesi fa nella Contea di Clare, sulla costa occidentale dell’isola, dove ha comprato un vecchio ostello e l’ha riadattato.

Oggi è felice della sua scelta e dice che non tornerebbe mai sui suoi passi:

«Qui si respira un’aria positiva, malgrado la crisi. La gente vive con leggerezza, è felice. Collabora, si dà una mano per affrontare le difficoltà» spiega a Millionaire.

Perché ti sei trasferita in Irlanda?

Il mio compagno è irlandese. Tutti e due cercavamo un lavoro senza lo stress di recarci ogni giorno in ufficio: aprire un piccolo albergo ci è sembrata la scelta migliore. Abbiamo pensato a Francia, Spagna, Inghilterra, poi abbiamo scelto l’Irlanda perché c’è un ottimo rapporto tra prezzo e qualità degli immobili».
Come avete fatto?

Abbiamo acquistato con i nostri risparmi un ostello di 440mq con nove stanze: 400mila euro l’investimento, ma In Italia avremmo speso tre volte tanto. Abbiamo puntato su un pubblico internazionale e ci siamo promossi via Internet, social e passaparola nelle birrerie della zona. La gente del posto si dà da fare per aiutarci a trovare clienti».

Come è la burocrazia per un’attività come la vostra?
Il nostro immobile era già un piccolo albergo e questo ci ha agevolato nelle pratiche. In genere chi viene qui e apre un’attività ottiene il PPS (versione irlandese del codice fiscale). Poi bisogna iscriversi al registro dei bed&breakfast, garantendo alcune condizioni (scala antincendio, cucina attrezzata…). Se vuoi anche offrire cene e vini, meglio la formula del guest house: rispetto al bed&breakfast ci sono meno limitazioni sui servizi e più guadagni».

Come emergere?


Il trucco è essere innovativi. Abbiamo subito puntato su una cucina salutista con prodotti biologici, cercando un compromesso tra le tradizioni culinarie irlandesi e la dieta mediterranea. E il pubblico internazionale (specie tedeschi e francesi) la apprezza molto».
Quanto si guadagna?
Puoi vivere bene se hai voglia di fare: dai 20 agli 80mila euro all’anno, spese escluse».
Quali gli svantaggi?
Il clima: c’è molto vento. E la cucina: qui manca la cultura del cibo e uscire per andare a cena non è la stesso che in Italia».

Fonte: http://www.infiltrato.it/lavoro/costretta-a-emigrare-ecco-come-sono-rinata-in-irlanda

Perché ti sei trasferita in Irlanda?
Il mio compagno è irlandese. Tutti e due cercavamo un lavoro senza lo stress di recarci ogni giorno in ufficio: aprire un piccolo albergo ci è sembrata la scelta migliore. Abbiamo pensato a Francia, Spagna, Inghilterra, poi abbiamo scelto l’Irlanda perché c’è un ottimo rapporto tra prezzo e qualità degli immobili».
Come avete fatto?
Abbiamo acquistato con i nostri risparmi un ostello di 440mq con nove stanze: 400mila euro l’investimento, ma In Italia avremmo speso tre volte tanto. Abbiamo puntato su un pubblico internazionale e ci siamo promossi via Internet, social e passaparola nelle birrerie della zona. La gente del posto si dà da fare per aiutarci a trovare clienti». 
Come è la burocrazia per un’attività come la vostra?
Il nostro immobile era già un piccolo albergo e questo ci ha agevolato nelle pratiche. In genere chi viene qui e apre un’attività ottiene il PPS (versione irlandese del codice fiscale). Poi bisogna iscriversi al registro dei bed&breakfast, garantendo alcune condizioni (scala antincendio, cucina attrezzata…). Se vuoi anche offrire cene e vini, meglio la formula del guest house: rispetto al bed&breakfast ci sono meno limitazioni sui servizi e più guadagni». 
Come emergere?
Il trucco è essere innovativi. Abbiamo subito puntato su una cucina salutista con prodotti biologici, cercando un compromesso tra le tradizioni culinarie irlandesi e la dieta mediterranea. E il pubblico internazionale (specie tedeschi e francesi) la apprezza molto». 
Quanto si guadagna?
Puoi vivere bene se hai voglia di fare: dai 20 agli 80mila euro all’anno, spese escluse». 
Quali gli svantaggi?
Il clima: c’è molto vento. E la cucina: qui manca la cultura del cibo e uscire per andare a cena non è la stesso che in Italia».
- See more at: http://www.infiltrato.it/lavoro/costretta-a-emigrare-ecco-come-sono-rinata-in-irlanda#sthash.AJJ6IFEt.dpuf
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